Uscita sotterranea alla scoperta delle miniere abbandonate di Valdorbia (PG).
Le miniere sono due: la vecchia che ha gli accessi dal lato strada, e la nuova che si trova al di la del fiume. Le miniere sono state sfruttate in principio per l’estrazione di pietra litografica e successivamente per marna da cemento per i cementifici locali.
Certo la prima impressione non è delle migliori in quanto, varcato l’accesso di entrambe, ci si trova di fronte a pareti franate con blocchi non molto stabili, ma preso un bel respiro, l’avventura sotterranea ch
e ne segue merita moltissimo.
Le due miniere hanno diversi livelli paralleli collegati fra loro da
cunicoli o scivoli per il materiale; ad ogni livello corrisponde un ingresso, quindi non vi è il reale rischio di perdersi nonostante l’estensione sia complessivamente di circa una quindicina di Km.
All’interno della miniera nuova vi sono ancora i segni dell’attività estrattiva come alcuni tratti di binari molto suggestivi.
Al contrario nella vecchia miniera si trovano dei cunicoli lunghi e bassi da fare accovacciati.
Insomma una giornata da passare in modo un po’ diverso…
Archives for maggio, 2008
Vi propongo un breve filmato su una delle montagne che mi sono entrate nel cuore.
Monte Cucco in provincia di Perugia.
Non è alta, è a portata d’uomo ma racchiude la possibilità di praticare quasi tutti gli sport connessi alla montagna.
E’ conosciuta principalmente dai praticanti parapendio e deltaplano, ma da tempi remoti soprattutto per l’estensione delle sue grotte. Della parte turistica di queste ultime ne parlerò più avanti. Ha un notevole sviluppo di sentieri e un bellissimo torrente da scendere in corda (vd. post precedente), ma quello che più colpisce chi frequenta questi posti è la natura ancora allo stato selvaggio con boschi di faggio secolari nei quali regna sovrana la pace e il silenzio.
Nelle notti invernali che ho passato in tenda da solo, riuscivo a udire persino il battito del mio cuore…
Fauna numerosa ma molto discreta, flora molto varia per la presenza di microsistemi molto differenti tra loro.
Possibilità di praticare sci di fondo, sci di fondo escursionismo, speleologia, alpinismo.
Sono ormai 32 anni che frequento questi posti ma non smetto di emozionarmi ogni volta che ci torno: ruscelli di acqua purissima che tintinna dolcemente nel suo scendere, sorgenti abbondanti sintomo di carsismo elevato, tramonti ogni volta diversi…
Ma non dimentico la cucina locale eccezionale che mi riempie di gioia (e non solo) a fine escursione.
Buona escursione a tutti!!!
Classico trekking sul sentiero che da Forca di Presta (1534 mt.) arriva al rifugio Zilioli (2240 mt.).
Mi è servito soprattutto come test per verificare l’allenamento in vista dell’ uscita che farò ad agosto sulla Maiella. Ma test a parte ieri era una giornata buona , con sole a sprazzi e quattro gocce d’acqua a movimentare ulteriormente la salita. Devo dire che anche il mio amico Andrea (da adesso in poi Berfo) si è comportato bene nonostante si porti sempre davanti uno zainetto adiposo di almeno 20 Kg (he he).
La salita è stata costante con poche soste per riposare e qualche rallentamento dovuto ai nevai che sono ancora presenti nelle parti sommitali. La vista della valle dei Laghi di Pilato innevata sovrastata dal Pizzo del Diavolo è stupenda.
A sud, ancora innevato, si erge il massiccio della Laga che sembra dirmi “ehi, quando vieni da me?”.
Presto, presto…
La Val Tenna o dell’Infernaccio è situata tra il monte Sibilla e il monte Priora nel massiccio dei Monti Sibillini. Si lasciano i mezzi in un piazzale alla fine della strada, poco dopo il paese di Rubbiano vicino Montefortino in provincia di Ascoli Piceno.
La si percorre in poche ore tra andata e ritorno. Sempre che si voglia tornare!
Lasciato il mezzo, si continua per la strada (!?!) bianca che ci porterà all’inizio della gola di accesso.
Il passaggio nella gola è bellissimo e molto particolare in quanto ci sono due grandi spaccature: in una scorre il fiume, nell’altra che la interseca a X, il sentiero.
Se si vuole, e si ha un po’ di fortuna, c’è un lungo tunnel che fa evitare la gola, ma è capitato sovente che lo si trovi chiuso dall’altra parte…
Poco dopo l’uscita della gola ci si trova a costeggiare un bellissimo ruscello che ci accompagnerà per un lungo tratto fino a un bivacco con non molto lontano una sorgente.
Mi è capitato
a volte di dormire in questo piccolo bivacco che ha di buono un camino al suo interno, camino che ho sfruttato appieno quella volta che, con la neve e una temperatura decisamente bassa, ho dovuto prestare il sacco a pelo al mio smemorato amico che si è accorto solo alla sera di esserselo scordato!!! Lo avrei ucciso.
Dal bivacco, continuando per il canalone sx, si raggiungono le creste che dal monte Porche continuano fino al monte Vettore. Ma questa è un’altra storia… Ho fatto questa escursione anni fa e ci è voluta una giornata intera con un buon passo.
Da qui si può scendere per i laghi di Pilato e arrivare a Foce di Montemonaco in questo caso è meglio prevedere una macchina a valle.
Altra bella avventura questa volta nelle Alpi Giulie.
Cominciai ad essere affascinato da questi posti durante il servizio militare, quando, in libera uscita la domenica, prendevo il treno da Treviso a Tarvisio e lì, con una autocorriera, raggiu
ngevo i laghi di Fusine in Valromana. La chiostra di monti che circondava i laghi era così imponente da suscitare in me un misto di totale rispetto e curiosità per quello che avrei potuto conoscere su quei posti.
E cosa scoprii su quei posti! Si respira ancora nel silenzio delle vette la guerra del 15/18 e al tramonto, quando il sole arrossa le cime, sembra quasi di sentire la nenia di un vecchio canto alpino… forse il vento…
Decisi così in compagnia di un mio buon amico di tentare la salita al Monte Mangart (Mangrt in sloveno) utilizzando la via ferrata del lato italiano.
Partimmo per l’avventura volendo dormire in quota al bivacco Nogara a 1850 metri e poi tentando la ferrata l’indomani. Ci fermammo a mezzogiorno a gustare la cucina friulana al rifugio Zacchi a qu
ota 1380 mt. (spettacolo) poi continuammo con molta calma fino al bivacco passando per sentieri esposti ma incantevoli. La vista sui laghi di Fusine è mozzafiato.
Passammo la sera parlando di montagne e sognando future avventure.
Al mattino partimmo per l’attacco della ferrata che si trova a poche decine di metri dal bivacco.
Cominciammo la salita con un po’ di timore poiché il cavo d’acciaio prosegue quasi in verticale sfruttando una fessura per alcune decine di metri.
Preso poi coraggio, proseguimmo per tratti meravigliosi con esposizioni notevoli, come la pancia che bisogna traversare per circa 10 metri in orizzontale sfruttando solo delle minuscole tacchette per i piedi. Il bello è che questa pancia rimborsa al di sotto fino al paretone principale e quindi sembra di camminare nel vuoto; il tutto si svolge a 2000 mt e sotto i piedi si vedono gli abeti di quota 1300!!! Alla fine della ferrata ci si ricongiunge con il sentiero che porta o in Slovenia o, attraverso la forcella Mangart, di nuovo al bivacco Nogara. Il tempo volse repentinamente al brutto come succede spesso da queste parti. Così, visto che poco distante c’era il rifugio Sloveno, decidemmo di farci una capatina e anche qui, al riparo dalla grandine, trovammo ottimo cibo e ottimo vino. Passata la tempesta tornammo felici al Nogara dove, stanchi ma felicissimi, passammo un’altra notte. La discesa il giorno dopo fu piacevole ma con un senso strano, come se si stesse lasciando un amico, o una parte di me stesso non potesse andarsene, incatenata da quelle cime possenti con una magia. Tornerò Mangart, stanne certo…







