La mia passione per la montagna e l'avventura

Archives for luglio, 2009

Musica sulle Dolomiti

Da quindici anni, la manifestazione “I Suoni delle Dolomiti” offre un mix carezzapicc 300x199 Musica sulle Dolomitid’eccezione: l’unione tra montagna e musica che si fondono in un turbinio d’emozioni indicibile. Per due mesi jazz, canzone d’autore, classica e world music si amalgameranno in questo scenario di natura, pendii, boschi, tra le rocce del Trentino.

Le date:

  • 23 Luglio Paolo Fresu con repertorio barocco al rifugio Boè in val di Fassa con I Virtuosi Italiani
  • 30 Luglio Louis Bacalov In Val di Sole
  • 13 Agosto Christian Escoudé a Malga Fratte gypsy jazz
  • 19 Agosto i Quintorigo – Rifugio Monti Pallidi In Val di Fassa
  • 25 Agosto Daniele Silvestri – rifugioAi Todes-ci Val di Non
  • 28 Agosto Fiorella Mannoia – rifugio Fuchiade Val di Fassa

Festival nel festival, “L’alba delle Dolomiti”, regalerà emozioni all’alba appunto il:

  • 25 Luglio Lucilla Giagnoni – Monte Zugna
  • 1 Agosto Marco Paolini – Pra Martin Val di Fassa
  • 8 Agosto Banda Osiris “Là dove sorge il Sol”

per ulteriori informazioni: I Suoni delle Dolomiti

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Visto che ormai, mio malgrado, sono diventato un esperto nell’attirare i temporali, ho messo a punto anche delle tecniche per evitare, nel limite del possibile, gli effetti nefasti di una forza della natura, rapida, ma devastante.
I temporali si formano dallo scontro di un fronte caldo e umido con uno freddo e secco con conseguente formazione di nubi in rapida espansione, sia in verticale che orizzontale ma con una estensione limitata. Un temporale colpisce piccole aree ma con molta violenza, con nubifragi e spesso con grandinate. Ma il vero pericolo sono i fulmini che in questi momenti sono numerosissimi e colpiscono anch’essi un’area limitata. Il fulmine si forma per la repentina scarica a terra dell’elettricità statica che si è formata dallo sfregamento delle due masse d’aria e quando il voltaggio è sufficiente, scocca l’arco con la terra. Si parla di cifre impressionanti dell’ordine che va dagli 1 ai 10 gigavolt e dagli 1 ai 200 KA.fulmini 300x190 Tecniche di Sopravvivenza   Temporali in Montagna
Devastante! Ma come possiamo cercare di evitare di essere colpiti da un fulmine? Certezza assoluta non c’è ma ricordiamo che l’evento è praticamente rarissimo (intendo che un fulmine colpisca un uomo). Pensate a quanti fulmini si abbattono quotidianamente anche solo in Italia… Quindi con un po’ di buon senso possiamo cercare di evitare anche quelli più vicini. Innanzi tutto, all’avvicinarsi di un temporale, allontaniamoci dalle creste. E’ la regola fondamentale. I fulmini preferiscono la via più rapida e una cresta è un ottimo luogo dove scaricare l’energia. Poi, non andiamo a infilarci sotto qualche albero isolato ma, se ve ne è la possibilità, infiliamoci in un bosco basso e fitto o in bassa valle e togliamoci rapidamente di dosso tutta la “ferramenta” (picozze, ramponi, moschettoni, ecc.) e lasciamoli a qualche decina di metri da noi. Telefonini, anelli, collanine metalliche, orologi, tutti nello zaino, da lasciare  insieme alla ferramenta. cielo neroAlla larga anche dai ripari sotto roccia a meno che la roccia soprastante non sia molto alta: con pochi metri sopra la testa il fulmine, colpendo la cresta, può seguirne il contorno e infilarsi nel vostro “sicuro” rifugio. Se siete in tenda le probabilità di essere colpiti da un fulmine sono praticamente pari a zero a (meno che non si tratti di una vecchia canadese nel qual caso i pali metallici di sostegno fungono da buon parafulmine!!!). Se state seguendo una via ferrata… trovate immediatamente una cengia e allontanatevi dal cavo! Se siete costretti a camminare ugualmente, passate lontano dagli alberi radi e possibilmente seguite un percorso nel fitto del bosco, nel fondovalle; in mancanza di alberi, in piena radura, vi consiglio di fermarvi e mettervi accucciati con la testa tra le ginocchia e, se lo avete, col caschetto in testa (non per i fulmini ma per eventuale grandine).  Spero che le mie esperienze risultino utili e comunque ricordatevi che, a meno di non andarlo proprio a cercare, il fulmine non cercherà voi!!!

Alla prossima!

(foto tratte dal libro “Che tempo fa” di Dieter Walch e Ernst Neukamp – Idealibri S.p.a.)

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Quando si dice il destino… Eh già, perché sicuramente tutto ciò che ci è accaduto durante la nostra escursione di torrentismo a Rio Freddo in provincia di Perugia, ha dell’incredibile, spiegabile solo dal fatto che doveva essere già tutto scritto. Ma partiamo dall’inizio… Venerdì 3 Luglio partiamo io, Berfo, Sigo, Simone detto Alzheimer, mia moglie e mia figlia per fare tre giorni di campeggio e, noi maschietti, una discesa lungo Rio Freddo, un bellissimo canyon di 7 km. Venerdì sera, dopo cena, portiamo la macchina di Berfo all’uscita del torrente con tutti i ricambi. Poi a nanna…La mattina di sabato 4 ci alziamo presto e facciamo una “ricca” colazione con nescafè liofilizzato e una merendina… Allora, preso tutto? Corde, imbraghi, discensori, moschettoni… sì c’è tutto. Partiamo. Berfo mi guarda e fa: “Ho lasciato la telecamera da caschetto nella mia macchina!!!” e io: “!@#!@#!!! Berfo!!! Dovevamo fare il video!!! Va beh, che la tua macchina fotografica fa anche i filmati…” Via. Arriviamo all’attacco del primo salto e abbiamo la conferma di quello che il torrente ci diceva da un po’: tanta acqua!!! Andiamo lo stesso. Superato il primo salto ecco la sorpresa… il secondo salto era una volta in un pozzo ma una frana enorme ha spazzato via tutto e bisogna scendere utilizzando una pianta con dei cordini su una parete di tutto rispetto. Fatto il secondo salto tutto procede liscio, anzi, talmente liscio che sembra ghiaccio: Sigo è più col sedere per terra che in piedi. discesa altaLo spettacolo ci fa superare comunque tutte le avversità e continuiamo tra cascate e scivoli mozzafiato (anche se lentamente) fino verso le 12, quando un brontolio ci dice che è quasi ora di pappa… pappa… E non ci siamo dimenticati anche da mangiare in tenda!!! Meglio, così niente congestioni. Ci stiamo ormai avvicinando all’uscita della prima parte quando guardo il cielo e mi rendo conto che si sta chiudendo troppo e che di lì a poco sarebbe arrivato l’inferno, così decidiamo di terminare questa prima metà e andare alla macchina per evitare di farci cascatesorprendere da un’eventuale piena all’interno del canyon (cosa non piacevole, credetemi), quando accade l’imprevisto: ultimo salto, 4 metri tranquilli, scendo e faccio la teleferica per le sacche, le deposito all’asciutto e prendo la macchina fotografica per la discesa di Berfo. Aspetto ma Berfo non scende, si tocca la spalla destra e mi dice che non riesce più a muoverla. Io rimango allibito… “Dai Berfo usa la sinistra e ti faccio da sicura io!” Una volta di sotto gli chiedo che cosa s’è fatto, ma la risposta me la do da solo guardandogli la spalla… lussazione. L’ha appena toccata contro la parete e questo è il risultato. Vai andiamo alla radura. Prime gocce d’acqua. Sentiero 19 per Case il Sasso 2,4 km. Veloci, dai che arriva il temporale, già tuona. Svalichiamo e comincia a piovere così ci ripariamo sotto alberi bassi e fitti. Aumenta d’intensità e gli alberi finiscono l’effetto di protezione così decidiamo di continuare sotto la pioggia. Il bosco è stato sfoltito dai tagliaboschi così rimangono solo pochi alberelli radi e noi in mezzo a scendere quando… un lampo e un boato pazzesco Simone che lancia un grido: “HO PRESO LA SCOSSA!!!”
Un fulmine ci ha sfiorati cadendo poche decine di metri più in là… l’elettricità statica è corsa lungo il tronco di un albero che Simone stava usando per scendere e gli ha fatto prendere un bello spaghetto. Ci accucciamo in mezzo a dei cespugli lontano dagli alberi e aspettiamo che la pioggia finisca ma invece aumenta così tanto che per dieci minuti non si vede più niente, poi grandine, fulmini, vento gelido e infine l’intensità cala… il cielo si apre… torna uno sprazzo di sole. Ormai siamo alla macchina, ci cambiamo e poi via al pronto soccorso. Proprio un tranquillo torrentismo di paura…

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