Bellissima ferrata che unisce esposizione e viste splendide sul Lago di Garda e soprattutto su Riva del Garda.
La partenza si fa’ dalla circonvallazione occidentale, seguendo il sentiero 404. Si incontrerà la Capanna S. Barbara piccola e carinissima. Si segue il cartello a dx e si arriva all’attacco.
La parte del leone la fanno due scale metalliche unite insieme da un balconcino (metallico anche lui) che fanno superare il paretone centrale. Le scale, una di 45 metri l’altra di 70, sono pressoché verticali con tratti addirittura in strapiombo (bella sensazione). Poi per altre funi metalliche si arriva alla cima SAT 1250 mt.
La discesa si può fare in diversi modi: o per sentieri o per due caverne del 15-18 e poi per un scaletta metallica (più bella, più breve, più difficile!).
Dislivello: 1200 mt, 600 di ferrata
Attrezzatura d’obbligo: casco, imbrago e set da ferrata.
Tempo di percorrenza: andata e ritorno si percorrono (da allenati) in mezza giornata; ciò lascia il tempo per una visita a Riva del Garda e al lago.

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Altra bella avventura questa volta nelle Alpi Giulie.
Cominciai ad essere affascinato da questi posti durante il servizio militare, quando, in libera uscita la domenica, prendevo il treno da Treviso a Tarvisio e lì, con una autocorriera, raggiu
ngevo i laghi di Fusine in Valromana. La chiostra di monti che circondava i laghi era così imponente da suscitare in me un misto di totale rispetto e curiosità per quello che avrei potuto conoscere su quei posti.
E cosa scoprii su quei posti! Si respira ancora nel silenzio delle vette la guerra del 15/18 e al tramonto, quando il sole arrossa le cime, sembra quasi di sentire la nenia di un vecchio canto alpino… forse il vento…
Decisi così in compagnia di un mio buon amico di tentare la salita al Monte Mangart (Mangrt in sloveno) utilizzando la via ferrata del lato italiano.
Partimmo per l’avventura volendo dormire in quota al bivacco Nogara a 1850 metri e poi tentando la ferrata l’indomani. Ci fermammo a mezzogiorno a gustare la cucina friulana al rifugio Zacchi a qu
ota 1380 mt. (spettacolo) poi continuammo con molta calma fino al bivacco passando per sentieri esposti ma incantevoli. La vista sui laghi di Fusine è mozzafiato.
Passammo la sera parlando di montagne e sognando future avventure.
Al mattino partimmo per l’attacco della ferrata che si trova a poche decine di metri dal bivacco.
Cominciammo la salita con un po’ di timore poiché il cavo d’acciaio prosegue quasi in verticale sfruttando una fessura per alcune decine di metri.
Preso poi coraggio, proseguimmo per tratti meravigliosi con esposizioni notevoli, come la pancia che bisogna traversare per circa 10 metri in orizzontale sfruttando solo delle minuscole tacchette per i piedi. Il bello è che questa pancia rimborsa al di sotto fino al paretone principale e quindi sembra di camminare nel vuoto; il tutto si svolge a 2000 mt e sotto i piedi si vedono gli abeti di quota 1300!!! Alla fine della ferrata ci si ricongiunge con il sentiero che porta o in Slovenia o, attraverso la forcella Mangart, di nuovo al bivacco Nogara. Il tempo volse repentinamente al brutto come succede spesso da queste parti. Così, visto che poco distante c’era il rifugio Sloveno, decidemmo di farci una capatina e anche qui, al riparo dalla grandine, trovammo ottimo cibo e ottimo vino. Passata la tempesta tornammo felici al Nogara dove, stanchi ma felicissimi, passammo un’altra notte. La discesa il giorno dopo fu piacevole ma con un senso strano, come se si stesse lasciando un amico, o una parte di me stesso non potesse andarsene, incatenata da quelle cime possenti con una magia. Tornerò Mangart, stanne certo…


