Finalmente posso riprendere la scrittura delle mie “avventure” montane, dopo lunghe peripezie dovute ad una connessione internet praticamente assente, ad un tempo meteo decisamente avverso ed a mancanza di tempo per motivi lavorativi. Ho sfruttato finalmente una congiunzione astrale tra la neve caduta copiosa, il meteo favorevolissimo e il mio “compare” libero e ho goduto appieno di una ciaspolata e una giornata meravigliose. Quest’anno sono finalmente riuscito a convincere il mio amico Andrea (Berfo) ad acquistare le sue prime ciaspole e abbiamo fatto il nostro primo tentativo annuale a Monte Nerone. Il Berfo, che non aveva mai provato l’ebbrezza di una ciaspolata è rimasto talmente colpito da chiedermi di ripetere l’esperienza alla prima occasione. Occasione che si è presentata in tutta la sua magnificenza sabato 13 Febbraio (il 13 porta fortuna???). A dire il vero la giornata non era cominciata benissimo poichè avevamo intenzione di partire dalla strada che da Sigillo sale a Val di Ranco ma, a 20 metri dal valico della valle siamo stati bloccati dalla neve. Non potendo lasciare la macchina sulla strada, abbiamo dovuto fare 2 km e mezzo in retromarcia prima di poter girare il muso verso valle. Incavolati per il tempo perso decidiamo di provare a salire dalla strada che porta alle Macinare da Costacciaro e, con nostra somma sorpresa, la troviamo ripulita fino in cima, con tanto di piste di sci di fondo e una neve bellissima. Bardati di tutto punto e, scartata ormai l’idea di arrivare in vetta, visto il considerevole ritardo della partenza, decidiamo di ciaspolare tra cime e vallette limitrofe con un sole (finalmente!!!) bellissimo. Si fatica per circa tre ore con una neve fresca ma decisamente tanta! Unica considerazione: è un peccato ci fossero così belle piste (secondo me meglio di quelle di Castelluccio per la varietà del percorso e per i dislivelli) e così poca gente che le sfrutta… praticamente erano vuote… Io preferisco sicuramente, ma mi dispiace per chi le allestisce. Adesso speriamo in un’altra bella nevicata!!!
La passione per la montagna è nata non troppo presto in me anche se apprezzavo moltissimo le uscite domenicali con la mia famiglia che, vista l’esperienza di mio padre come “cacciatore di funghi”, si svolgevano puntualmente in montagna. Ma erano legate appunto a escursioni mirate il più delle volte, ma non mancavano anche uscite con cugini vari con i quali spesso nascevano delle “avventure” mirabolanti. Gli sport più “estremi” li ho invece intrapresi da solo poiché mio padre, troppo apprensivo nei miei confronti, cercava (invano) di mettermi i bastoni fra le ruote… “ti romperai una gamba prima o poi… La testa ti devi rompere… Ma dove vai a lasciarci le penne…”. Adesso che sono io padre, ho un approccio ben diverso anche con gli sport di montagna che cerco di far capire più che intraprendere a
mia figlia. Capire sì, perché non voglio assolutamente che scelga forzatamente qualcosa per far piacere a me. Ho cominciato nel portarla a capire lo sci di fondo a 6 anni, farle apprendere che, nonostante la fatica, viene ricompensata nel vedere ambienti che altrimenti non avrebbe visto mai, la meraviglia della natura coperta di bianco, cime innevate che fanno da contorno, gli alberi sonnecchianti sotto la spessa coltre… Sorpresa! Non solo non ho dovuto insistere ma adesso è lei che mi chiede sempre di andare a sciare. Lo sci di fondo è una scuola importante per i bambini in quanto riescono a capire che, per ottenere qualcosa spesso bisogna anche sudare e stringere i denti e non solo mettersi davanti a un videogioco o a un televisore. E’ importantissimo anche per la
formazione muscolare poiché coinvolge tutto l’apparato corporeo e non solo una parte. E’ bene ricordare che i bambini però sembrano avere un sacco di energie ma queste vengono rilasciate senza un controllo preciso quindi il bambino è come una batteria ricaricabile: un attimo prima sembra carichissima, l’attimo dopo è esausta. Sta a noi genitori capire quando è ora di smettere e creare quindi itinerari vari ma di durata adeguata senza strafare. Se esageriamo anche se solo una volta creiamo disgusto nel bambino e lì non recuperiamo più.
Ho assistito anni fa ad una scena che mi è rimasta molto impressa: una bambina con il padre stavano facendo sci di fondo, la bambina, visibilmente stanca, piangeva seguendo il genitore il quale, invece di fermarsi e consolare la piccola, le urlava le peggio cose… Ci credete? Mi è venuto un groppo alla gola e mi sono ripromesso che MAI mi sarei comportato così se avessi avuto un figlio.
Ma veniamo all’attrezzatura: i bambini logicamente crescono quindi non è consigliabile comprare sci e scarponcini a stretta misura. Io prediligo gli sci 15 centimetri più lunghi del normale squamati e un numero più grandi gli scarponcini. Con gli scarponcini non dobbiamo esagerare perché oltre che non rendere agevole la progressione, possiamo distorcere la postura del piede quindi molta attenzione!!! L’abbigliamento non dovrà mai essere esagerato perché il fondo fa bruciare molte energie e comunque non bisogna mai sudare in caso di temperature basse. Meglio portarsi dietro un pile o una giacca a vento nello zaino piuttosto che addosso.
Come scarponcini preferisco quelli con attacco NNN2 perché li trovo comodi e stabili e quindi ottimi per un bambino che difficilmente dovrà fare delle gare. Poi se vorrà fare delle gare il bambino lo sceglierà da solo, in futuro, sempre che continui questo sport. Fino qui ho evidentemente parlato come un padre che ha esperienza di fondo e che quindi insegna direttamente al proprio figlio/a ma non abbiate nessuna paura ad affidare ad un maestro di fondo il vostro erede. Di solito i corsi si tengono per i più giovani nelle sedi del CAI dove ci sono maestri bravissimi, ma anche nelle località sciistiche si tengono corsi per i giovanissimi. Se poi anche voi veniste “rapiti” dalla magia del fondo, beh… ne guadagnereste doppiamente: in salute e un punto di contatto in più con vostro figlio/a. Al giorno d’oggi…
Vediamo oggi la versione di sci che io amo particolarmente: lo sci di fondo escursionismo.
Questo tipo di sci segna la totale libertà di movimento sulla neve senza dover rendere conto a niente e nessuno (a parte il nostro fisico e la nostra mente…), totale disimpegno dalle masse e dai posti obbligati, grande fatica ma enorme ricompensa in termini di sensazioni e ricordi…salite, discese, boschi e valli, laghi ghiacciati, rossi tramonti e nevicate silenziose… Se questo è poco!!!
Cominciamo però dal prendere visione dei particolari della versione da pista.
Lo sci è molto sottile e presenta o la soletta liscia o quella squamata. La sua lunghezza deve essere circa 15 cm più dell’altezza dello sciatore. I bastoncini devono arrivare sotto le ascelle per avere una spinta ottimale. Gli attacchi sono di diversi standard ma io preferisco lo NNN (New Nordic Norm), che oltre l’uso in pista mi permette un buon uso escursionistico.
Se volete usare come me gli stessi sci, dovrete per forza di cose usare attacchi e scarponcini per il passo classico e non quello pattinato, con squame, senza lamine e scarponcini con “battistrada” marcato per eventuali passaggi senza neve.
Ciò permetterà di avere un buon controllo sia in salita che nelle discese non molto impegnative, anche se le tecniche di discesa possono ovviare alla difficoltà.
In salita le squame faranno la loro parte ma possiamo anche aiutarle usando una tecnica di sciolinatura differenziata: usare sciolina sempre di tipo universale per le parti non squamate (passeremo su tanti tipi di neve differenti nella stessa giornata) e passare un cubetto di paraffina sulle squame senza esagerare.
Le discese con lo sci da fondo classico sono impegnative poiché siamo staccati posteriormente e il nostro baricentro dovrà essere quanto più stabile possibile pena o cadere in avanti mordendo la neve o fare una buca col didietro.
Le prime curve le faremo con tecnica raspa (i bastoncini in mezzo alle gambe a frenare) e a spazzaneve (ginocchia unite, gambe flesse, sci a V con punte unite).
Col tempo e la pazienza, aiutati anche da un maestro imparerete lo stem-cristiania e il bellissimo telemark.
A questo punto sarete pronti a passare allo sci escursionistico vero con sci più larghi (75-55-65) e più corto (circa la nostra altezza), con lamine, pelli di foca, attacco da75mm nordico con cordino di acciaio o soletta con gancio, scarponi sempre per 75mm e bastoncini 15 cm più corti. No a scarponi “da competizione” che risulterebbero troppo rigidi e quindi non adatti a lunghi periodi nei piedi.
Vedrete che incomincerete ad entrare nel regno dello sci-alpinismo che segna un ulteriore evoluzione della pratica sciistica.
Non mi addentro di più ma toccheremo ancora l’argomento e vedremo in particolare anche qualche tecnica sia di salita che di piano che di discesa.
Questa volta vi voglio raccontare un’ “avventura” fatta qualche tempo fa con i miei sci alpinismo.
Premetto che li mettevo ai piedi per la prima volta e che le mie esperienze erano di fondo escursionismo e solo giornaliere.
Ma quella volta ero intenzionato a provare delle emozioni nuove e con il mio amico Federico (da ora in poi Sigo) decidemmo di tentare una salita al M. Catria con pernotto in quota.
Quell’anno nevicò anche a quote basse così potemmo iniziare l’ascesa già dal piazzale di Fonte Avellana. Arrivammo presto quella mattina ma il mio secondo (o primo) non si sentiva molto in forma così, dopo una breve e arrancatissima salita, diede forfait…
Io ero preso da sentimenti contrastanti…mi fermo anche io…resto…vado da solo… da solo…Da Solo!!! “Scusa Sigo ti dispiace se io proseguo? Questa avventura mi è entrata nel sangue ormai… ” “No non ti preoccupare” A questo punto mi ripresi tutto il materiale prima spartito: la tenda, pentolini, fornello, cibo… Via si parte “ciao Sigo, ci vediamo i prossimi giorni… spero”.
La giornata era splendida e la neve stupenda. Misi le pelli di foca (sintetica) , sbloccai gli attacchi, misi l’alzatacco e incominciai la salita.
Era una fatica immane: lo zaino era diventato un fardello pesantissimo ma niente poteva fermarmi.
Quasi niente… solo il tempo… le giornate sono corte a dicembre…
e sono già le 11,30.
Dai, dai, una falcata dietro l’altra, nel silenzio della solitudine e dei miei pensieri. Ecco che arrivo in vista della balza dell’aquila, meravigliosa sotto la neve.
E su, sempre più su scoprendo che la neve è stupenda ma che non si può bere…
Acqua finita… proviamo a bere un po di neve… la prima volta si riesce a mandarne giù qualche sorso, la seconda si riesce a bagnare le labbra e la terza non riesci nemmeno a metterla in bocca!
L’organismo sa che quell’acqua è demineralizzata e porterebbe ad una disidratazione ancora più accentuata.
Qui ho imparato una lezione: portare con se sempre una scatoletta di dado da brodo che non pesa niente e può mineralizzare l’acqua tratta dalla neve!!!
Dura, sempre più dura. Questa salita sembra non terminare mai e questo zaino… ma quanto pesa???
Ok, sono ben in quota, tra poco dovrei esserci ma non ho il tempo neanche per mangiare… Sono quasi le 16 e tra un’ora e mezza farà buio. Via, svelto (è una parola).
17.30: sono alla meta. mi attende un tramonto che ricorderò fino che avrò vita. Tutto si colora di rosa e di rosso e io sono seduto in faccia al sole con le lacrime agli occhi… ce l’ho fatta… solo… emozioni indicibili roteano dentro il mio essere… crepuscolo…
Devo tornare coi piedi per terra anzi tra la neve: devo ancora piantare la tenda!!! Troppa neve così devo spianarne un quadrato, posizionarci sopra la tenda che è autoreggente e coprirne la falda a terra con la neve per sigillare l’interno dal vento ed evitare scoperchiamenti. La tenda con gli sci piantati di fuori mi da la certezza che ce l’ho veramente fatta.
Beh prima passiamo la notte che non si sa mai.
Entro nella tenda e stendo la stuoia e il sacco a pelo invernale(-4, -25), poi mi spoglio completamente e mi metto indumenti asciutti per la notte più pantaloni, felpa e passamontagna tutto rigorosamente in pile pesante.
Metto la sonda del termometro all’interno della tenda e il termometro viene con me nel sacco a pelo.
Chiudo tutto e buona notte. Silenzio surreale… e chi vuoi che c’è quassù stanotte!
Sento un rumore… mi faccio piccolo piccolo… è deciso, sordo e ritmico… ma… non ci credo… è il mio cuore che spettacolo. Lo sento benissimo e non mi è mai successo prima d’ora.
Mi sveglio all’alba e controllo il log del termometro: temperatura in tenda -7, temperatura nel sacco a pelo 37!!!Bòn, alziamoci. Apro il sacco e mi metto seduto sfiorando la tenda con un braccio: Che bello nevica!!! Sì il vapore acqueo del mio corpo si è condensato sulle pareti e adesso mi ha nevicato addosso!!! Il risveglio migliore. Mi alzo, richiudo sacco e tenda e mi preparo alla discesa . Bloccaggio degli attacchi e via! Bella giornata anche oggi che mi accompagna fino all’Avellana. Comunque la discesa è stata un calvario: lo zaino andava dove voleva lui e gli sci gli davano retta. E’ stata una bellissima avventura, faticosa ma stupenda che mi ha insegnato molto su me stesso e i miei limiti.
Ho imparato molto sia sulla sopravvivenza sia su cosa serve effettivamente onde non caricarsi di inutili cianfrusaglie. Per curiosità ho pesato lo zaino: 35 Kg… MAI PIU’!
Sembra solo a me o quest’anno il fresco è arrivato leggermente in anticipo?
La mattina mi alzo e fuori ci sono già 12 – 13 gradi, temperature che gli anni passati di solito erano di ottobre inoltrato… Sapete che vi dico? Io comincio a togliere le ragnatele dai miei sci e a prepararli (-mi) per la stagione. E mentre lo faccio vi darò alcune nozioni sulle diverse tipologie di sci. Sciare per chi vive in montagna o in posti dove la neve la fa da padrona per tutto l’inverno (es. i paesi nordici), significa non solo divertimento ma soprattutto la possibilità di movimento in zone altrimenti isolate. Nella mia concezione della montagna, non mi piace per niente l’”artificializzazione” dello sci: sono contrario agli impianti di risalita che deturpano il paesaggio in maniera pressoché definitiva, a chi si fa trasportare dall’elicottero in quota, alle strade aperte in maniera indiscriminata, alle masse in generale e alle mode del momento. Sì lo so che mi tirerò addosso le ire di chi ci lavora ma questo è il mio pensiero che vede il divertimento come giusto coronamento a una fatica e a un lavoro anche di squadra.
Quanti tipi di sci conosciamo? Quello che tutti conoscono bene sicuramente è quello alpino o da discesa con sci largo, più o meno sciancrato per facilitare le curve, con attacco bloccato avanti e dietro per uno scarpone specifico e non utilizzabile che per questo scopo.
Con questo tipo di sci e di scarponi sono bandite le salite, tranne qualche leggero dislivello fatto a scaletta o a spina di pesce.
No, non fa per me… Faccio anche discesa ma la fila allo skilift, la ressa sulle piste, tutte queste tutine colorate all’ultima moda… Una discesa e un bicchierino al par-terre…
Sci di fondo. Con variante fondo escursionismo. Adesso ci siamo! Salite, discese, neve fresca, lunghi tragitti con la tenda e lo zaino sulle spalle… Questo è il mio modo di vedere e vivere la natura e la montagna. Un modo di sciare che è molto più faticoso ma è anche più tecnico e spettacolare: mai visto una discesa con tecnica Telemark? E’ di una bellezza e purezza tecnica mozzafiato.
Poi il solo fatto di poter percorrere valli e boschi con la neve, salire canaloni e bivaccare in quota tutto con i propri sci è un’avventura indescrivibile!
Lo sci da fondo si distingue per la sua sagoma stretta e l’attacco solo frontale che mantiene il tallone libero.
Lo sci da fondo escursionismo ha una larghezza leggermente superiore e le lamine.
Comunque per chi si avvicina all’escursionismo anche lo sci da fondo normale con le squame sotto è più che sufficiente.
Sci Alpinismo: Lo sci ha la forma simile a quello da discesa ma la differenza sta negli attacchi, che hanno la possibilità di sganciarsi dietro per effettuare la progressione in salita, nella possibilità di montare le pelli di foca sempre per la salita e la grande comodità di usare scarponi ramponabili ad assetto variabile (inclinazione fissa per la discesa e sblocco caviglia per salita e piano).
E’ l’evoluzione dell’escursionismo dove si eseguono passaggi in alta quota e percorsi estremi.
Io pratico ormai da anni lo sci di fondo escursionismo e ho provato anche lo sci alpinismo e devo dire che, nonostante la fatica, ciò che si gode a fine giornata o a fine avventura è indelebile…
Trovarsi in quota di fianco alla tenda da soli al tramonto, in mezzo a cime innevate, rosse e rosa e il sole che ti augura la buona notte fa venire le lacrime agli occhi… Ma questa è un’altra storia…
Per il momento pensate bene quello che volete “combinare” in montagna e fino a dove arriva il vostro grado di avventura; in base a questo decidete quale tipo di sci praticare.
Nei prossimi post entrerò nello specifico di ogni tipologia di sci dove vedremo in modo (spero) dettagliato i particolari.